Santa Messa a suffragio dei 10 anni dalla scomparsa del prof. Angelo Ferro

Carmignano di Brenta 15 Marzo 2026

Il 13 Marzo 2026 è stata celebrata nella Cappella della Residenza G. Botton di Carmignano di Brenta una Santa Messa a suffragio del prof. Angelo Ferro deceduto all’età di 78 anni nella notte tra sabato 12 e domenica 13 Marzo 2016. Ricorrono dunque 10 anni dalla scomparsa dell’amatissimo prof. Ferro che è stato in vita testimone di virtù e diffusore di speranza con l’umiltà di di colui che riconduce sempre tutto non a se stesso ma a Dio e alla Vergine Maria. La Santa Messa è stata celebrata dal cappellano della residenza don Egidio Girolimetto in presenza di numerosi ospiti, alcuni lavoratori e familiari, dei volontari V.A.D.A. e del direttore del Centro Servizi.

Il prof. Angelo Ferro per anni alla guida della Fondazione Opera Immacolata Concezione Onlus di Padova in qualità di presidente fu motore di iniziative sociali e promotore dello sviluppo del modello di coesione sociale e residenzialità come “fabbrica di relazioni”. Dal professor Ferro nasce il concetto di “Civitas Vitae” inteso come luogo nel quale “non possiamo modificare la tua situazione, ma ora che ci troviamo insieme non sei più solo ad affrontare sofferenza, dolore, la sensazione di non contare più nulla: hai vicino chi ti capisce e ti vuol bene”. Luogo in cui occorre favorire il «mettere insieme tasselli identificativi delle diverse situazioni di bisogno (significa) integrare in positivo le contraddizioni, i limiti, le negatività del mondo» intendendo con ciò anche mettere insieme le diverse generazioni secondo il principio dell’intergenerazionalità ma anche le diverse disabilità e situazioni di fragilità.

Il prof. Ferro era un promotore di Speranza e contagiava in tal senso tutti coloro che aveva vicino con una ricetta tanto semplice quanto spesso di difficile comprensione ai più. Scriveva il prof. Giuseppe De Rita all’indomani della sua scomparsa “Le caratteristiche immediatamente riconoscibili che permeavano questa persona erano l’entusiasmo e la fiducia che dava e riceveva. – Diceva De Rita – in lui la molla fondamentale era quella di creare una circolarità della fiducia come unico fondamento di una società non rinchiusa nell’egoismo soggettivo tipico dell’attuale «modernità»”.

Il prof. Ferro era convinto sostenitore della centralità della persona, ancorché fragile e vulnerabile, secondo la visione cristiana e affermava: “l’uomo ha sempre capacità di concorrere alla creazione, coerentemente al progetto di Dio, partecipando alla costruzione del “Bene Comune”. Nel dire questo aveva ben presente che La logica del servizio sanitario, in ambienti di ospedalizzazione, è quella del guarire; la logica della longevità e dei relativi Centri Residenziali è quella di creare condizioni di ben-essere pur nella fragilità attraverso l’esercizio del vivere in condizioni vulnerabili.

Per tal motivo affermava, sempre con la visione cristiana del fare, che “Se Dio ci fa vivere in un’epoca in cui allungamento dell’età anagrafica si è enormemente dilatato, non possiamo limitarci alla sfera tecnica del problema ma interrogarci sulla sapienza provvidenziale di tale disegno ed inserirlo creativamente in una visione più armonica ed avanzata della società, attraverso contesti che favoriscano questi obiettivi. Così si rinnova il solido fondamento della speranza cristiana”.

A chi lo ha conosciuto in Fondazione e ancora vi opera sicuramente rimangono il suo esempio e la sua forza contagiosa, la sua attenzione verso tutti e il suo realismo quando affermava che bisogna impegnarsi secondo “un approccio laico, umile del passo dopo passo, con il carico della fatica del cammino, con la pazienza dei piccoli impegni: rifuggendo dalla tentazione di lanciare programmi ideologici senza “fare i conti”, senza definire tempi e densità degli scenari da conseguire

Come già scritto il prof. Ferro non riconduceva mai a se quello che faceva ma sosteneva che nella cultura contemporanea “viviamo prigionieri in una crescente spirale egocentrica che, anche in nome e sull’onda di un orgoglioso soggettivismo etico, ha corroso e corrode tutte le tradizionali forme di integrazione sociale lasciando i singoli isolati nella sfida del costruire “i propri destini personali” non la denuncia compiacente delle cose che non vanno”, sostenendo come modus operandi la volontà di fare per cambiare, di impegnarsi nel rispetto di tutti e nella promozione delle relazioni positive.

Ringraziamo quanti hanno partecipato alla Santa Messa e don Egidio per la celebrazione con l’auspicio di poter sempre essere promotori di relazioni positive e di speranza.

In corsivo e virgolettate sono riportate parole del prof. Angelo Ferro. Lo abbiamo voluto ricordare anche attraverso le sue stesse parole che si incarnavano in lui nella testimonianza concreta della sua vita. In una delle foto allegate si riporta l’omelia di don Egidio.

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